LA NOSTRA STORIA

Calizzano già nel 1800 era riconosciuto come un’ambita meta turistica. Facilmente raggiungibile in carrozza, era divenuto residenza estiva di diverse famiglie nobili genovesi.
Negli anni ’50 del ‘900, terminata la seconda guerra mondiale, Calizzano tornò a riscuotere successo presso gli italiani e in particolare presso le famiglie genovesi, che avevano ritrovato il desiderio e le capacità economiche per rifugiarsi, durante i torridi mesi estivi, nella frescura dell’entroterra ligure, lontano dalla città e dal trambusto cittadino. Calizzano, circondato da una natura incontaminata e persino dotato di un modesto complesso sciistico, era all’epoca noto come “la piccola svizzera ligure”. È in questo contesto che Elia e Ubaldo Calcagno decisero di trasformare quello che allora era solamente un campo di patate in una piccola pensione a conduzione familiare, che chiamarono “Villa Elia”.

Nel 1978 Ezio, figlio dei coniugi Calcagno, e la moglie, Mariarita, subentrarono nella gestione dell’attività. Da allora Villa Elia si è sviluppata su due fronti paralleli, che si integrano e si alimentano a vicenda: l’hotel e il ristorante. L’hotel è principalmente frequentato da chi vede in Calizzano la meta ideale per un soggiorno climatico durante i caldi mesi estivi, da sportivi e da stranieri, affascinati dalla natura rigogliosa che avvolge il paese. Il ristorante è rinomato soprattutto per i prodotti a base di funghi e castagne, i frutti tipici del sottobosco Calizzanese. L’elevato numero di coperti di cui dispone Villa Elia e il verde giardino che la circonda, permettono inoltre di imbandire banchetti di nozze e pranzi sontuosi per cerimonie.

Oggi prende la gestione dell’hotel-ristorante la figlia di Ezio e Mariarita, Alice. Laureata alla Bocconi, dipendente di una multinazionale, quando sente i genitori decidere di chiudere l’attività per godersi la meritata pensione, decide di lasciare Milano e il lavoro per tornare al piccolo paese che le ha dato le origini, per non rendere vani i sacrifici e le soddisfazioni delle generazioni che l’hanno preceduta. Tornare significa però, per Alice, portare qualcosa di nuovo, qualcosa che possa fare crescere non solo la sua attività, ma anche la sua terra. Tornare per Alice significa infatti dare nuova linfa vitale all’attività di famiglia, a quel’ hotel che i suoi genitori e i suoi nonni prima di lei hanno costruito, mattone dopo mattone, ma tornare significa anche valorizzare le bellezze e i prodotti che il suo paese può offrire a chi sa aprire il cuore e tornare all’autenticità e alla semplicità di un tempo.

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